Alaska XL #16 | “we are not afraid„

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(uno dei graffiti di Ammar Abo Bakr a Mohammed Mahmoud, Cairo, utilizzati come transizioni nel montaggio del documentario The Square)

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Mentre la Tunisia approva con gioia la sua nuova costituzione (qui una prima traduzione in inglese del testo), e dopo la repressione violenta delle manifestazioni del 25 gennaio, l’Egitto stravolto ha vissuto in pochi giorni il cambiamento della roadmap con l’anticipazione delle presidenziali sulle parlamentari, la promozione del generale Sisi a maresciallo, il comunicato del Consiglio Supremo dell’Esercito che dà il via libera alla sua candidatura alle presidenziali, la nuova udienza per il presidente deposto Morsi, e l‘incriminazione ufficiale per terrorismo per 20 giornalisti, di varie nazionalità, fra i quali i reporter di Al Jazeera (fra di loro ci sono Abdallah el Shamy, arrestato lo scorso agosto mentre lavorava al sit-in dei Fratelli Musulmani a Rabaa, e fratello del fotografo Mosa’ab El Shamy, e Mohamed Fahmy, cioè @repent11 – qui la tv alTahrir fa circolare a scopi propagandistici il video girato al momento del loro arresto all’hotel Marriott del Cairo, montata con musiche da thriller ). Qui le accuse. Il tutto nell’apparente indifferenza internazionale, nonostante i ripetuti appelli delle associazioni per i diritti umani (qui l’opinione di Cynthia Schneider per la CNN sull’atteggiamento americano, dopo aver visto The Square). Jonathan Moremi ha parlato con gli uffici dei ministeri degli Esteri interessati dagli arresti dei giornalisti, scoprendo in particolare l’assoluta indifferenza del Canada. Il giovane giornalista Abdallah el Shamy (vedi sopra) scrive confermando che proseguirà il suo sciopero della fame. Venerdì prossimo, torna in tv lo show satirico di Bassem Youssef, che ha trovato una nuova casa – saudita.  Mahmoud Salem (@Sandmonkey) scrive di quanto (non) sia sicuro il paese nelle mani del generale maresciallo el Sisi (NB: dopo il suo pezzo, l’attivista Nazly Hussein è stata rilasciata). Bassem Sabry per Al Monitor ha quattro domande sul futuro del maresciallo Sisi.

“Waist deep in the big muddy” di Pete Seeger

Ecco la prima parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_03_02_2014_1.mp3]

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2

Pete Seeger ha firmato, it’s “all for now”, come faceva lui – la firma col suo nome intrecciata alla sagoma di un piccolo banjo. Uno dei più grandi testimoni civili del nostro tempo, come il compagno di un tempo Woody Guthrie che ha contribuito a tener vivo nella memoria collettiva, era convinto che la canzone popolare di lotta fosse un software libero, e che la sua vitalità tornasse a riempirsi di senso ogni volta che qualcuno ne aveva bisogno. Mai nostalgico, sempre attento al presente, a 92 anni nell’inverno del 2011 aveva condotto i manifestanti di Occupy Wall Street per le strade di New York come un pifferaio magico, cantando We shall overcome. Molti musicisti suoi allievi e ammiratori gli hanno reso omaggio in questi giorni: qui il ricordo di Ani di Franco. Qui Springsteen, Mellencamp e Neil Young. Qui The New Republic con un’intervista inedita del 2007. Qui la trascrizione della storica testimonianza di Pete Seeger davanti alla Commissione sulle Attività Anti-Americane di McCarthy. Qui l’omaggio sul blog del New Yorker.

“Whose side are you on?” di Pete Seeger nella versione di Ani di Franco

Ecco la seconda parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_03_02_2014_2.mp3]

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Su iniziativa di due parlamentari norvegesi, e dopo altre due sollecitazioni, Edward Snowden è entrato nelle candidature per il Nobel per la Pace. Qui il video del dibattito “After Snowden” alla Columbia University. Intanto, altre rivelazioni sull’NSA continuano a fioccare (con il primo pezzo di Greenwald per la NBC – qui le orride slide dell’NSA), con il coinvolgimento di Angry Birds e la vulnerabilità delle app (qui il Post). Qui un buon riassunto del Guardian. Intanto, la televisione tedesca NDR, forte dell’interesse dei suoi spettatori per le vicende relative alla sorveglianza, è riuscita a realizzare un’intervista molto interessante in Russia con un Edward Snowden lucido e saggio – intervista che negli Stati Uniti è stata praticamente oscurata. Qui trovate l’originale in inglese della conversazione in video, qui la trascrizione. Alessandra Neve l’ha tradotta in italiano per noi, potete leggere qui la traduzione e ascoltarla nel podcast qui sotto.

“We shall overcome” di Pete Seeger nella versione di Bruce Springsteen

Ecco la terza parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_03_02_2014_3.mp3]

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Il produttore di origine araba Ahmed Shihab El Din (che su Twitter conoscete come @ASE) viaggia di frequente e viene fermato in continuazione ai controlli in aeroporto, a volte per due o tre ore alla volta. E non è certo il solo, accompagnato com’è da tante altre persone di pelle scura, dai nomi non anglosassoni, spesso con i loro bambini. Stavolta, dopo una trasferta di lavoro a Davos e un viaggio lampo in Kuwait dai parenti, si è stufato e ha pubblicato su Huffington Post un resoconto demoralizzante, anche a nome di tutti coloro che subiscono il suo stesso destino, che diventa una riflessione sulla presunta “sicurezza”.

“The ghost of Tom Joad” di Bruce Springsteen feat. Pete Seeger

Ecco la quarta parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_03_02_2014_4.mp3]

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