Alaska XL #13 | Il Gospel delle Pistole

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

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Ben ritrovati, buon anno nuovo, e ancora un ringraziamento ai quasi 900 nuovi abbonati a Radio Popolare. Vi ho lasciato con uno speciale sugli ultimi eventi che riguardavano l’NSA e le rivelazioni sulla sorveglianza elettronica, e le riprenderemo con un aggiornamento nella quarta parte della puntata di oggi. Intanto quasi tutti i più importanti attivisti della rivoluzione egiziana sono in carcere, manifestare è vietato, centinaia di detenuti politici dei Fratelli Musulmani e non sono in sciopero della fame, gli arresti non stanno risparmiando neanche i giornalisti, e fra due giorni si vota per la costituzione-farsa che dovrebbe aprire il percorso della roadmap che potrebbe culminare nella candidatura del maresciallo Sisi alle elezioni. Ma prima, il piccolo racconto su una realtà poco conosciuta – quella dei rapporti fra le case produttrici di armi da fuoco e le riviste di settore – da cui la puntata di oggi prende il titolo: la cacciata dalla rivista Guns & Ammo del noto commentatore ed esperto di armi Dick Metcalf.

“Elephant Gun” di Beirut

Ecco la prima parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_13_01_2014_1.mp3]

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Alaa Abd El Fattah è in carcere dal 28 novembre, e una data per il verdetto a suo carico non è ancora stata fissata. Ahmed Maher, Ahmed Douma e Mohamed Adel del movimento 6 aprile stanno scontando la loro condanna a tre anni di carcere. Il 30 dicembre sono stati arrestati all’hotel Marriott il giornalista egiziano-canadese Mohamed Fahmy, esperto di Sinai che lavora per CNN e Al Jazeera e che su Twitter conoscete come @Repent11, insieme al giornalista australiano Peter Greste e a un collega egiziano, tutti adesso detenuti nel carcere di Tora accanto ad Alaa e ai metri del 6 aprile. 450 membri in carcere dei Fratelli Musulmani hanno cominciato uno sciopero della fame, e Ahmed Maher e gli altri stanno usando lo stesso sistema per negoziare con le autorità carcerarie le condizioni della loro detenzione (visite, libri, ore d’aria, strumenti per la scrittura). E’ evidente il tentativo di tenere attivisti, blogger e reporter lontani dal referendum e dal terzo anniversario del #Jan25, la repressione contro le manifestazioni di queste settimane nelle università, l’intimidazione dei giovani eroi della rivoluzione attraverso la diffamazione con finte intercettazioni (quelle che in queste ore hanno spinto Wael Ghonim ad annunciare che lascerà di nuovo l’Egitto in esilio volontario). Tutto ciò che la rivoluzione aveva fatto salire in superficie sta tornando nella clandestinità. Oggi voglio dedicare questa parte centrale di Alaska a quello che in tanti hanno scritto per questi detenuti politici e simboli della rivoluzione, nella generale indifferenza internazionale.

Omar Robert Hamilton, regista di documentari, fra i creatori dei collettivi Mosireen e Kazeboon, è figlio della scrittrice Ahdaf Soueif e cugino di Alaa, e sta cercando di tenere viva la campagna per la sua liberazione. Il 2 gennaio ha scritto una riflessione straziante per Mada Masr sulla prigionia di Alaa e lo stato in cui versa la rivoluzione. Ve l’ho tradotta qui.

“Slow Revolution” di Alexi Murdoch

Ecco la seconda parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_13_01_2014_2.mp3]

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La nostra Laura Cappon è andata a trovarle Omar Robert Hamilton a casa sua, per conoscere le condizioni della carcerazione di Alaa e per parlare un po’ della situazione di questi giorni (trovate l’audio nel podcast qui sotto).

E se Alaa sta lottando in carcere per il diritto a scrivere lettere, molti altri ne stanno scrivendo per lui e per gli altri detenuti politici. Qui Shahira Hamin per Index On Censorship che scrive dell’arresto dei giornalisti di Al Jazeera. Qui Alia Manallam che scrive di Alaa. Qui Bilal Fadl che scrive un breve messaggio per Alaa. Qui Nancy Youssef che per McClatchy si è finta un’amica del reporter Mohamed Fahmy ed è riuscita a fargli visita in carcere. Qui Robert Mackey per The Lede sulla situazione complessiva dei detenuti d’opinione di queste settimane. Qui l’attore Holt McCallany che chiede la liberazione di Ahmed Maher. Qui la dichiarazione su Facebook di Ahmed Maher, Ahmed Douma e Mohamed Adel sulla loro trattativa con le autorità carcerarie attraverso lo sciopero della fame. Qui Wael Eskandar sulle false intercettazioni telefoniche e il tentativo di diffamazione degli attivisti del #Jan25, e qui un riassunto di Egyptian Chronicles sulla dichiarazione con cui Wael Ghonim annuncia su Facebook che lascerà l’Egitto. Qui l’editoriale con cui il Toronto Daily Star chiede al governo canadese di intervenire per la liberazione di Mohamed Fahmy. Qui la petizione di 40 giornalisti internazionali per chiedere alle autorità egiziane la liberazione dei colleghi incarcerati. Qui Lina Attalah, e qui Jillian C. York, che scrivono entrambe di Alaa. Qui il racconto dell’arresto di Alaa scritto su Facebook da sua moglie Manal il 9 gennaio e tradotto dall’arabo da Ahdaf Soueif.

“Heaven” dei Milk Carton Kids

Ecco la terza parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_13_01_2014_3.mp3]

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E come va la vicenda NSA-Snowden? L’anno si è chiuso con alcune riflessioni interessanti (qui Jay Rosen, qui su ProPublica il prospetto di tutte le cause contro l’NSA dal 2006 ad oggi, qui la riflessione di Murtaza Hussain per Al Jazeera su come la vera rivelazione di Snowden sia stata la straordinaria irrilevanza della massiccia raccolta di metadati ai fini dell’anti-terrorismo), e con il clamoroso resoconto di Jacob Appelbaum sulla militarizzazione di internet alla conferenza degli hacker 30c3 in Germania (qui il video, qui la trascrizione). L’anno nuovo si è aperto con le centinaia di accademici di tutto il mondo firmatari di un appello contro la sorveglianza di massa, con un editoriale del Guardian a favore del perdono per Snowden il 1° gennaio, seguito il giorno dopo da un assai meno ovvio editoriale dello stesso tenore del New York Times, che in precedenza non era stato così deciso e anzi a tratti sfavorevole. Subito dopo, la public editor del NYT Margaret Sullivan ha raccontato da quante settimane al giornale si discuteva se pubblicare o no quell’editoriale. A rappresentare il punto di vista esattamente contrario alla clemenza a Snowden ci pensa Fred Kaplan per Slate. In chiusura, una bella intervista di Natasha Lennard con Glenn Greenwald per Salon su come “la sorveglianza genera conformismo”.

“Throw your arms around me” di Eddie Vedder & Neil Finn

Ecco la quarta parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_13_01_2014_4.mp3]

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