Alaska pocket n.2/ Ona12 e HuffPost Italia

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Le prime notizie da Twitter stamattina, l’uccisione di altri due giornalisti in Siria (a margine dell’esplosione al ministero della difesa a Damasco), le fotografie degli scontri della notte scorsa a Madrid, l’arresto della giornalista egitto-americana Mona Elthahawi a New York per aver pasticciato un manifesto, e la condanna a due mesi di carcere per la giovane attivista Zeinab Alkhawaja, (@angryarabiya su Twitter), per aver stracciato una foto del re durante una manifestazione.

Torniamo un momento su Ona12 che si è appena conclusa a San Francisco, ieri vi ho raccontato un po’ dei keynote speech, delle conferenze e delle novità annunciate da Twitter. La BBC ha raccontato com’è fatta la sua nuova newsroom a cerchi concentrici, alla quale potrebbe essere ispirata fra l’altro la nuova sede de La Stampa di Torino. E in un panel sulla migrazione fuori dalle redazioni tre ospiti hanno raccontato come da ex giornalisti abbiano portato la loro esperienza in un altro tipo di azienda, come Yahoo. In generale al convegno è emerso spesso il tema della trans-territorialità delle competenze. Giornalisti che imparano a scrivere in codice, programmatori che diventano giornalisti, aziende e piattaforme che cercano giornalisti per la loro comunicazione esterna – da una parte un sempre crescente e stimolante intreccio di competenze, dall’altra un confine sempre più ambiguo fra testate, reporter, piattaforme, start-up e imprese commerciali.

Alla consegna annuale dei premi di Ona si notava la totale mancanza di gerarchia fra CNN, Jim Roberts del New York Times, Frontline della Pbs e Los Angeles Times e testate indipendenti come ProPublica, CaliforniaWatch, Slate, Salon, MotherJones o, per dire, una piccola catena di radio della costa ovest che ha cominciato a fare progetti di giornalismo digitale integrato solo due anni fa e quest’anno già vince due premi. Nella categoria innovazioni tecnologiche per il giornalismo erano candidati gli ideatori di diverse app, ma hanno vinto, giustamente, i creatori di Storify, lo strumento che permette di comporre storie da una cronologia di tweet, applauditissimo da tutti – e ironicamente il modo migliore per raccontare la serata di gala è stato proprio… uno Storify. I più applauditi in assoluto i due giovani creatori di Homicide Watch, progetto nato “al tavolo di cucina” che riesce a sopravvivere grazie alla raccolta di 40mila dollari di donazioni, e che investiga e racconta la storia personale di ogni singola persona uccisa in episodi di cronaca nera a Washington. Nella categoria “progetti non in lingua inglese”, in lizza per il terzo anno consecutivo i colleghi italiani del Tirreno, anche se ha vinto di nuovo un progetto francese, Rue89. Alcuni vincitori hanno ritirato il premio raccontando di dovere proprio alle conferenze precedenti di Ona un corso o un laboratorio dove hanno acquisito gli strumenti anche tecnici che hanno permesso loro di sviluppare progetti più avanzati.

I temi ricorrenti nei progetti più premiati, che sono tutti di integrazione fra racconto-reportage, analisi di dati, mappe elettroniche e social media: candidati molti reportage su Occupy, che nonostante i numeri piccoli – al contrario della percezione che se ne ha in Europa – è ancora molto influente nella discussione nazionale, anche adesso nei temi sulla redistribuzione del reddito nella campagna elettorale; e così gli approfondimenti sulla pratica dello stop & frisk della polizia, specialmente a New York; progetti sulla riforma sanitaria, sui musulmani negli Stati Uniti, sull’immigrazione messicana, sull’istruzione pubblica, e molti finanziati da università, borse di studio e fondazioni. In generale l’orientamento di Ona è su progetti fortemente progressisti e su reportage multimediali lavorati a lungo, alcuni anche per molti mesi.

In chiusura una breve segnalazione, è da ieri online la divisione italiana dell’Huffington Post di Arianna Huffington, redazione di blogger diretta da Lucia Annunziata, potete andare a vedere qui com’è fatta. Credo che i livelli di impressione debbano essere due, il primo è quello dell’impressione generale di primo acchito sul taglio, la gerarchia delle notizie, i titoli, e l’altra quella che valuteremo più avanti, cioè se e come l’Huffington Post italiano riuscirà a produrre scrittura, opinione e commento di rilievo. Questa la rimandiamo al futuro. Detto questo, la mia prima impressione, è decisamente sfavorevole. La scelta forte stamattina di aprire con i lavoratori dell’Ilva è obliterata dal logo pubblicitario della Tod’s che sormonta la foto, dall’inesorabile boxino in homepage su come il cibo grasso rovina il sonno, e dai post nella colonna di sinistra firmati, fra gli altri, da Antonio di Pietro. Vero è che anche negli Stati Uniti l’Huffington Post è politica e costume, ma evidentemente la cronica bruttezza del costume italiano di oggi si riflette necessariamente nel HuffPost italiano.

La canzone di oggi era “Today I am a boy” di Anthony and the Johnsons

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_26_09_2012.mp3]

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

1 Comment Alaska pocket n.2/ Ona12 e HuffPost Italia

  1. Davidaola

    ciao Marina, siamo Davide e Paola, due tuoi fan

    domanda: non è che si potrebbe ritornare alla versione “lunga” di Alaska? è uno dei programmi che seguiamo con più interesse e la versione “light” non ci basta per la dose quotidiana.

    si potrebbe rubare un po’ di spazio a “JallaJalla”? =D
    anzi, puoi dire loro che cambino almeno la sigla???? =P
    grazie e complimenti per il tuo lavoro
    Davidaola

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