Alaska pocket n.1/ Ona12

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

In questa prima puntata della stagione, qualche racconto dall’edizione 2012 a San Francisco di Ona, la conferenza annuale dei membri dell’associazione per il giornalismo digitale, dalla quale sono appena tornata. Lo spirito ancora pionieristico dei temi era chiaro fin dalla battuta di apertura di uno dei relatori: “è passato un anno, sono successe tante cose, ma se credete che i vostri colleghi non pensino più che siete dei marziani, be’, non è così”.

In generale si respirava ancora l’atmosfera di una sperimentazione nel giornalismo digitale ancora in via di definizione, come se tutto fosse ancora liquido e mobile e non esistessero percorsi predefiniti.

Temi di quest’anno: poca primavera araba, molta progettazione e miglioramento nell’uso delle piattaforme, la questione spinosa delle linee guida delle testate nell’uso dei social media, il dilemma legale di come si risolvono le controversie della rete in assenza di una legislazione internazionale, e l’aspirazione all’integrazione organica di tutti gli strumenti dei social media nel giornalismo tradizionale, che ancora non si è realizzata nonostante alcuni esempi eccellenti – e le nuove sfide della trasparenza nel rapporto con gli utenti – ascoltatori, lettori e spettatori.

I keynote speech erano affidati a una conferenza del giornalista Jose Antonio Vargas e a un botta e risposta fra la giornalista Emily Bell e l’amministratore delegato di Twitter, Dick Costolo. Vargas ha raccontato la sua esperienza di reporter filippino, gay e immigrato negli Stati Uniti senza documenti (una storia straordinaria che ha narrato anche sul New York Times), mentre Costolo ha difeso alcune scelte recenti di Twitter e ha annunciato i progetti a breve termine della piattaforma. Un po’ sulla difensiva per le domande incalzanti di Emily Bell, Costolo ha spiegato la nuova criticatissima API di Twitter, ha ammesso che Twitter ha ancora un problema nel comunicare felicemente le sue iniziative agli utenti, ha raccontato che hanno in mente nuovi strumenti per la curatela editoriale a partire dalla piattaforma di Tweetdeck di recente acquisita, e anche se con una certa titubanza e dopo aver confermato che per gli strumenti di archiviazione Twitter conta ancora sull’utilizzo di strumenti esterni, ha ipotizzato una possibilità di accedere all’archivio di tutti i propri tweet entro la fine dell’anno. L’impressione è che se da una parte Twitter deve continuare a funzionare per una comunità di utenti molto più ampia, è però ben consapevole della sua vocazione alle news e dell’utilizzo che ne fanno i suoi utenti densi di tutte le testate giornalistiche del mondo. Costolo ha dovuto anche rispondere alle critiche sulla joint venture fra Twitter e la NBC per la copertura delle Olimpiadi. Il modello commerciale di Twitter è Amazon, anche se è ancora presto per capire in che senso. Mark Luckie del dipartimento news di Twitter ha raccontato in altri panel il tipo di lavoro che fa la piattaforma per svilupparsi.

In un incontro successivo, Eric Carvin della Associated Press, Liz Heron ex capo social media editor del New York Times e ora al Wall Street Journal, Anthony de Rosa social media editor della Reuters, e Niketa Patel di CNN Money – un’eccezione perché nei progetti più interessanti del giornalismo digitale i grandi network televisivi sono vistosamente assenti – hanno discusso soprattutto di linee guida sull’utilizzo dei social media, di metodi di verifica delle notizie, dell’annosa questione dell'”arrivare primi”, che secondo loro è diventata completamente ininfluente, a favore invece dell’importanza dell'”avere ragione per primi”; hanno raccontato un po’ il rapporto con le loro redazioni tradizionali, e hanno rivelato di avere uno stretto contatto con le piattaforme come Twitter, e di sapere per certo che queste tengono conto delle loro sperimentazioni nell’uso giornalistico di Twitter, come dimostra la risposta data il giorno prima da Dick Costolo sui futuri sviluppi di Tweetdeck.

Altre tre figure del social media editing dell’Associated Press, del blog del NYT The Lede e dell’ufficio newyorchese del Guardian hanno raccontato che tipo di materiale sensibile raccolgono da Facebook e quali linee etiche si danno nel decidere quali contenuti e commenti pubblicare, e come far vivere le comunità di lettori e utenti a cominciare dalle sezioni commenti dei blog; per alcuni progetti al Guardian riutilizzano addirittura i thread di commenti a distanza di anni, perché fanno parte della storia che hanno raccontato, e spesso contattano direttamente i loro lettori per avvisarli che i loro commenti sono stati incorporati, per esempio, nella storia sul primo anniversario di Occupy Wall Street.

Altri panel si sono occupati nello specifico dell’analisi dei dati per raccontare storie, di droni impiegati per il giornalismo, di testate non-profit che vendono inchieste a testate commerciali.

Nella puntata di domani, i temi che emergono dall’assegnazione annuale dei premi di Ona, e uno sguardo alla home di Huffington Post Italia, che nasce oggi sotto la direzione di Lucia Annunziata.

La canzone di oggi era “I will” dei Beatles

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_25_09_2012.mp3]

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Leave a Reply

Your email address will not be published.