Alaska live | Cairo, #EgyElections, 26-27 maggio 2014

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(“Egypt Elections 2014” by Mina Nasr Tadros)

Benvenuti al liveblog di Alaska sulle #EgyElections. Scontata la vittoria dell’ex generale Sisi, ma meno scontata, come sempre, la vita ai seggi e il clima generale a poco meno di un anno dal colpo di stato. Qui trovate i materiali che man mano abbiamo prodotto dal Cairo insieme a Laura Cappon – mappe, audio, foto e tweet (qui a destra il livetweeting, o cliccate su “follow”).

ore 7.30 italiane di mercoledì 28 maggio: la terza giornata di voto, contro la quale entrambi i candidati hanno presentato ricorso, pur con poche persone ai seggi ha portato – secondo la PEC – a toccare il 40% di affluenza. Sabbahi per ora buon terzo dietro la prevista, schiacciante vittoria di Sisi, ma anche dietro le schede annullate, imbrattate, coperte di slogan o di battute ironiche.

Qui Laura Cappon dal Cairo in apertura del GR delle 7.30 di Radio Popolare.

secondo giorno di votazioni, martedì 27 maggio 2014

aggiornamento delle 00.15 ora del Cairo: dopo una seconda giornata di voto deserta, caldissima e sonnolenta, mentre un gruppetto sparuto di sostenitori di Sisi festeggiava ai bordi di Tahrir con qualche bandiera, ha cominciato a circolare la voce che il dato di affluenza fosse talmente basso da non superare il 20%. Pochi minuti dopo è arrivato l’annuncio della commissione elettorale: le operazioni di voto saranno estese anche alla giornata di domanda. Quasi immediata, e simultanea, la reazione netta delle campagne dei due candidati, Sisi e Sabbahi: no alla giornata aggiuntiva di voto, con la richiesta di dare immediatamente inizio allo scrutinio. La campagna di Sabbahi ha anche pubblicato un lungo comunicato in cui chiede alla commissione di non ingenerare sospetti di una manipolazione del voto popolare solo per tentare di raggiungere una maggiore affluenza. Entrambi i candidati hanno annunciato la presentazione di un reclamo formale contro la commissione. Lanciato su Twitter, l’hashtag per chiedere a Sabbahi di ritirarsi dalla corsa, invalidando così le elezioni, è diventato trending topic mondiale. La commissione ha rigettato il reclamo dei candidati, annunciato che l’affluenza sarebbe per ora al 37% (dato considerato non plausibile da molti osservatori), confermato la terza giornata di voto per domani, e commentato l’ipotesi del ritiro di Sabbahi come legalmente ininfluente sulla validità delle elezioni. A proposito di legalità, le date del voto vanno stabilite con sufficiente anticipo da consentire la pubblicazione dell’annuncio sulla gazzetta ufficiale almeno due settimane prima del voto. Una giornata di voto non pubblicata sulla gazzetta ufficiale sarebbe pertanto da considerarsi nulla.

14.03 ora del Cairo, una breve sintesi dell’intervista che ho fatto stamattina ad Ahdaf Soueif (scrittrice, autrice di “Cairo, la mia città, la nostra rivoluzione”, editorialista del Guardian e di Shorouk, zia del blogger Alaa Abd el Fattah ancora in attesa di giudizio per aver violato la legge anti-manifestazioni), e che potrete ascoltare per intero nelle prossime puntate di Alaska. Ahdaf Soueif sta lavorando nella sua piccola casa di Zamalek alle ultime pagine della traduzione in arabo del suo libro, prima di partire per il PalFest in Palestina; avrebbe voluto lasciare il suo editoriale settimanale sulle pagine di Shorouk, ma proprio adesso le arrivano le lettere dal carcere di giovanissimi che raccontano delle torture subite, e non essendo rimasti altri spazi dove raccontarlo, non se la sente di lasciare. Abbiamo parlato del voto di questi due giorni, di el Sisi, del massacro di Rabaa, di femminismo egiziano, della morte di Bassem Sabry, della nuova incarcerazione di Alaa che lei dà per certa, e del futuro. Sulla bassissima affluenza, Soueif dice “è stata una sorpresa, non ce l’aspettavamo; ma io non credo che sia da interpretare né come un calo della popolarità di el Sisi, né come un successo dei movimenti che stanno boicottando le elezioni – piuttosto come un boomerang della tattica stessa di Sisi: dopo il 30 giugno, il colpo di stato dei militari con l’appoggio del popolo, Sisi ha sostanzialmente chiesto agli egiziani, in modo molto paternalistico e con un martellamento continuo, di abbandonare la partecipazione e tornare a delegare a lui, che è forte e stabile e sa far disegnare i cuori in cielo con gli aeroplani dell’esercito, la gestione dello stato. Ci è riuscito così bene che adesso gli egiziani pensano che non valga nemmeno la pena di infilare la scheda nell’urna. Quanto ai giovani, sono completamente separati da quello che sta accadendo. Non votano perché non si riconoscono in niente di quello che vedono, e pensano “questa non è la mia battaglia”. Concordiamo sul fatto che questi tre anni non sono stati un processo lineare, dal quale desumere semplicemente che si è tornati indietro: “è più come una spirale – dice Soueif – ma una spirale che ad ogni giro si stringe e si intensifica. I 41.163 arresti di questi 11 mesi documentati da Wiki Thawra dimostrano che lo stato incarcera più di quanto facesse sotto Mubarak, e uccide di più. E alla prossima curva della spirale, temo che lo scontro sarà frontale, diretto, armi contro armi; la rivoluzione pacifica è finita: un anno fa qui non c’era nemmeno un decimo delle armi che circolano adesso, e il prossimo scontro sarà armato. Sisi potrebbe evitarlo liberando i detenuti politici, revocando il divieto di manifestazione, e stendendo una chiara roadmap economica per l’Egitto. Ma temo che sia un uomo di scarsa visione, e scarsa generosità, e che non sarà in grado di farlo”. Le chiedo, essendo lei un ponte culturale fra l’Egitto e l’Europa, come le sembra l’atteggiamento degli stranieri che faticano a interpretare quello che sta succedendo, col risultato di una minore attenzione dei media. Lei risponde che le sembra naturale, perché l’Egitto si sta comportando davvero in maniera incomprensibile. “E sai, l’Egitto ha illuminato il mondo e poi lo ha terribilmente deluso. E io sono convinta che Tahrir sia stata quello che è stata perché non era solo nostra, era qualcosa che tutti stavano aspettando, anche per se stessi, quindi la delusione è ancora più atroce. Ma è anche una delusione affettuosa, un’attesa, una sospensione del giudizio. Come se gli europei e gli americani stessero pensando, siete matti, fateci sapere quando vi riprenderete, noi siamo qui. E io la trovo una cosa molto gentile, perché significa che c’è ancora rispetto per il 25 gennaio. Perciò grazie”.

13.20 ora del Cairo, mentre nella capitale i seggi sembrano proprio vuoti, Laura Cappon si trova a Monofeya, nel villaggio di Qurash, da dove ci manda queste interviste:

qui il servizio di Laura Cappon dal Cairo nel GR di Radio Pop delle 7.30

8.38 ora del Cairo, buon mattino. All’ultimo momento ieri sera il governo ad interim egiziano ha annunciato per oggi una giornata di festa, probabilmente nel tentativo di spingere al voto un numero maggiore di persone. L’affluenza nella giornata di ieri, infatti, è stata visibilmente inferiore alle tornate precedenti, nonostante i colorati momenti offerti ai seggi dagli entusiasti sostenitori di Sisi, che si sono fatti notare in piccoli gruppi anche in tarda serata a Tahrir (un luogo dove applaudire il passaggio dei veicoli militari è una contraddizione in termini). Si direbbe che la Sisi mania, dopo tanti mesi di attesa, si trovi nella sua curva discendente, e che fra boicottaggio delle elezioni (di quasi tutti i gruppi rivoluzionari) e generale paura e apatia, Sisi dovrà stravincere all’interno di una percentuale di affluenza che non può incoronarlo col consenso che avrebbe desiderato. Paura, desiderio di stabilità e delega assoluta sono le armi che l’ex maresciallo ha usato dall’estate scorsa, e si direbbe che siano state così efficaci da ritorcersi in parte anche contro la sua stessa campagna. Nel sole già caldissimo del primo mattino, la capitale è insolitamente quieta, e si attendono maggiori notizie dal voto negli altri governatorati. Qui i nostri aggiornamenti nel corso della giornata.

primo giorno di votazioni, lunedì 26 maggio 2014

19.20 ora del Cairo. Mentre gli egiziani votano, Wiki Thawra, il database della rivoluzione, pubblica le cifre documentate sul numero di persone incarcerate per reati d’opinione dal colpo di stato del 3 luglio a una settimana fa: sono 41.163, con i picchi di arresti nella giornata degli sgomberi dei sit-in dei Fratelli Musulmani il 14 agosto dell’anno scorso (2076 persone), il 16 agosto negli scontri di piazza Ramsis con 2240 arresti, e nel terzo anniversario della rivoluzione, il 25 gennaio, con 1491 arresti.

Il numero documentato di civili sottoposti a processo militare nello stesso periodo è di 874.

15.30 ora del Cairo, interviste di Laura Cappon ai votanti presso un seggio di Heliopolis:

13.10 ora del Cairo, il secondo di nove elicotteri militari in rapida successione, diretti a nordovest. Passano rasente le finestre degli edifici più alti e fanno tremare i muri.

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il rombo quasi perenne del cielo da qui.

Qui il GR di Radio Pop delle 12.30 italiane (13.30 al Cairo) con il servizio aggiornato di Laura Cappon in diretta dai seggi di Heliopolis.

Qui il GR di Radio Pop delle 10.30 italiane (11.30 al Cairo) con il servizio di Laura Cappon dai seggi.

un agente dei corpi speciali ieri davanti a un seggio… (via Mansoura)

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ore 11.21 locali, Manial…

10 del mattino ora locale, Hamdeen Sabbahi ha votato nel suo seggio di quartiere a Mohandeseen. Prima di infilare la scheda nell’urna, ha sottolineato la necessità di avere presto un parlamento. Intanto il super favorito el Sisi, che per candidarsi ha dovuto lasciare l’esercito, è stato scortato al seggio da ufficiali della marina egiziana.

Buongiorno dal Cairo, ore 9.30, fa già caldo e i seggi hanno aperto mezz’ora fa. Su Zamalek il rombo degli elicotteri, ai seggi soldati con i mitra puntati. Aventi diritto al voto, quasi 53 milioni di persone. Si vota oggi fino alle 21 e domani dalle 9 alle 21. Vale la pena ricordare che l’Egitto è ancora senza un parlamento. Qui tutte le regole del voto nella FAQ della International Foundation for Electoral Systems. Le prime foto ci dicono di donne in coda da molto presto per votare l’ex maresciallo el Sisi. Suo unico sfidante, Hamdeen Sabbahi – nasseriano, e “presidente del Cairo” alle presidenziali del 2012, quando vinse con il 34,6% (un milione di voti) senza riuscire ad arrivare al ballottaggio, che si svolse fra Morsi e Shafiq. Quanto all’affluenza, stiamo a vedere quanto peserà l’astensione degli islamisti violentemente cancellati dalla scena politica, e la piccola percentuale di boicottaggio consapevole dei giovani liberal della rivoluzione.

Così scriveva Sarah Carr, con straordinaria sintesi, dal rally finale della campagna elettorale di Sabbahi venerdì scorso ad Abdeen:

1 Comment Alaska live | Cairo, #EgyElections, 26-27 maggio 2014

  1. Pingback: voting (or not voting) in Egypt | Alaska

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